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La Mostella (nome scientifico Phycis phycis) è un pesce di mare che vive sui fondali sabbiosi e rocciosi del Mediterraneo.
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Ha un corpo allungato, di colore bruno-rossastro, con una caratteristica barbiglio sotto il mento (come una piccola barba), che usa per cercare il cibo.
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È parente stretto del nasello e del merluzzo, ma più “rustico” e meno conosciuto.
- Si alimenta principalmente di piccoli crostacei o molluschi. Questo tipo di alimentazione non ne necessita movimento, nuota poco rispetto ad altri pesci.
- Vive ad alte profonditi, quindi nonmuovendosi molto, subisce la pressione dell’acqua e quando viene pescata, la stessa si rilascia velocemente rendendone molto difficile la lavorazione e la cottura.
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La carne è bianca, tenera e molto saporita, tanto che spesso viene chiamata il “pesce povero che sa di nobile”.
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A Lucca e dintorni la Mostella è famosa soprattutto in umido, cotta con pomodoro, aglio, prezzemolo e magari un po’ di peperoncino.
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Nei mercati lucchesi e versiliesi, un tempo la Mostella era considerata un pesce “di seconda scelta” perché fragile: si rovinava in fretta e bisognava cucinarla subito. Per questo spesso la compravano le famiglie meno abbienti, che però l’hanno trasformata in piatti memorabili.
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Oggi invece è diventata una prelibatezza di nicchia: chi la conosce la cerca, e non sempre è facile trovarla fresca. Difficilissima da lavorare, difficilmente si trova nei ristoranti in quanto i costi di lavorazione sono proibitivi.
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Si dice che la Mostella fosse molto apprezzata dai barcaioli dell’Arno e del Serchio, che la cucinavano la sera nelle baracche, appena tornati con le reti.
Si racconta che i barcaioli del Serchio, quando tornavano dalle lunghe giornate di lavoro, cucinassero la Mostella direttamente nei loro rifugi di fortuna lungo l’argine.
La ricetta era semplice: Mostella appena pescata, pomodoro, aglio e pane raffermo.
La chiamavano “la zuppa che non tradisce”, perché era veloce da fare, nutriente e sempre gustosa.
A Lucca, un tempo, la Mostella era venduta a poco prezzo perché delicata e facilmente deperibile. Le massaie più accorte aspettavano la fine del mercato, quando il pescivendolo quasi la regalava, e la cucinavano subito, portando in tavola un piatto che sembrava “da signori”.
Si dice che da qui derivi il soprannome scherzoso di “pesce delle donne ingegnose”.
Un vecchio racconto popolare narra che un pescatore, sorpreso da una tempesta, si rifugiò vicino a uno scoglio e trovò nella rete solo Mostelle.
Deluso per il magro bottino, accese comunque un fuoco e le cucinò. Il profumo attirò altri pescatori dispersi che, grazie a quel pasto condiviso, riuscirono a riprendersi e tornare a casa.
Da allora, in certe zone, si dice che la Mostella porti “salvezza e buon ritorno” a chi la pesca.
Oggi è difficile trovarla nei ristoranti per i costi proibitivi di lavorazione.
Se la trovate dalla vostra pescheria di fiducia, fatevela pulire e provatela!

